Dante Alighieri

Uno dei più grandi poeti che l'umanità abbia mai conosciuto, e la cui opera ha valore anche di altissimo documento religioso, è Dante Alighieri.

Durante (Dante era un soprannome) nacque a Firenze nel maggio del 1265 (secondo le indicazioni che il poeta stesso ci dà nel “Paradiso”), da una famiglia della bassa borghesia che apparteneva al partito dei Guelfi e fu educato, come era in uso a quel tempo, alle “arti liberali” (grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia, musica).


Brunetto Latini

Dante fu discepolo di Brunetto Latini, autore di diverse opere in volgare italiano, il quale influenzò fortemente la sua crescita culturale. In giovinezza Dante aderì al “dolce stil novo” del quale, assieme al suo amico Guido Cavalcanti, fu il principale esponente.

Nel 1285, circa, sposò Gemma, figlia di ser Manetto Donati, a cui diede quattro figli: Iacopo, Pietro, Antonia e Giovanni. Dante non dedicò mai una rima alla moglie e non si sa niente delle vicende della coppia. In un atto notarile del maggio 1332 Gemma è ricordata come già defunta.


Dante e Guido Cavalcanti

Nel 1289 fu tra i soldati fiorentini che combatterono contro Arezzo nella battaglia di Campaldino, e nello stesso anno partecipò, contro i Pisani, all'assedio del castello di Coprono.

Nel 1295 si unì ad una corporazione medica, dando così inizio alla sua carriera politica che raggiunse il culmine quando, nel 1300, divenne priore, partecipando così alla più importante magistratura di Firenze.

A quel tempo la libertà del Comune era minacciata di continuo dalle discordie dalle opposte fazioni dei Bianchi e dei Neri. Per mantenere la pace, Dante fece allontanare da Firenze diversi politici tra i quali anche il suo caro amico Guido Cavalcanti.


piazza dante a Verona

Nel 1301 a Firenze si affermò il predominio dei Neri; incominciarono le vendette contro i Bianchi ed anche Dante ne fu coinvolto, tanto che nel 1302 fu costretto ad abbandonare la città e la propria famiglia.

Le notizie di questo suo peregrinare lontano da Firenze non sono molte: venne ospitato a Verona dagli Scaligeri (1304), poi fu alla corte di Morello Malaspina in Lunigiana (1306), poi fu a Lucca, a Verona e infine a Ravenna, presso Guido da Polenta; e a Ravenna morì il 14 settembre 1321  e fu sepolto nella chiesa di San Pier Maggiore dov’è tutt’ora la sua tomba.


la tomba di Dante a Ravenna

Dante scrisse molte opere, tra cui la “Vita Nova”, le “Rime”, il “Convivio”, le “Epistole”, il “De Vulgari Eloquentia”, il “De monarchia” e la “Commedia” che i posteri chiamarono “Divina”.

La “Vita Nova” è la prima delle opere di Dante. Il poeta la dedicò al suo caro amico Guido Cavalcanti, nel suo testo si possono osservare le concezioni poetiche alla base del “dolce stil novo” dove, con un linguaggio altamente poetico e pieno di toni mistici, si celebra Beatrice, la donna angelica di cui si cantano le lodi; la “benedetta Beatrice, lo quale gloriosamente mira ne lo faccio di colui qui est per omnia saecula benedictus”.

Il “Convivio” è un trattato col quale Dante intendeva commentare 14 sue canzoni e doveva essere costituito di 15 parti, lo prima delle quali di introduzione. Ma il lavoro rimase incompiuto con soltanto 4 trattati.

Il “De vulgari eloquentia” venne composto forse tra il 1304 e il 1307, ed è un trattato in latino, in difesa però della lingua volgare che sarebbe diventata preziosissima per lo creazione della “Commedia”.

Il “De monarchia” illustra la concezione politica di Dante. L'opera, scritta in latino, ed espone tre temi: la necessità di un Imperatore che regga l'umanità, il diritto del popolo romano all'impero, l'origine dell'autorità che risiede nella stessa volontà divina, cioè i temi fondamentali del pensiero politico di Dante e anche del Medio Evo.

La “Divina Commedia” rimane comunque il capolavoro di Dante ed é la migliore espressione letterale della cultura medioevale. Il titolo originale dell’opera di Dante era semplicemente Commedia, ma poi Giovanni Boccaccio gli suggerì di aggiungere l’aggettivo Divina sia per spiegare il tipo di contenuto che per celebrare la grandezza e la bellezza dell’opera.

L’obbiettivo principale di Dante nello scrivere la Commedia era quello di predicare la necessità di un rinnovamento per tutti per prepararsi all’aldilà e per salire in Paradiso, salvi per l’eternità. Dante agisce come un profeta che parla a nome di Dio all’umanità intera.